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The Role of Industrial Relations in Europe 2020: from Local Concerns to Transnational Action

La Fondazione si è aggiudicata un finanziamento europeo con un progetto dal titolo: The Role of Industrial Relations in Europe 2020: from Local Concerns to Transnational Action.

 

Base scientifica e programmazione

Il progetto intende contribuire agli approfondimenti sul tema della contrattazione collettiva transnazionale lanciati dalle istituzioni comunitarie negli ultimi anni, individuandone le possibili integrazioni con la strategia “Europa 2020” delineata dalla Commissione nella Comunicazione COM(2010) 2020 del 3 marzo 2010.
La strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva propone nuove sfide al dialogo sociale, senza tuttavia precisare analiticamente le funzioni e i compiti che le relazioni industriali, e in particolare la contrattazione collettiva transnazionale, dovrebbero svolgere per contribuire al raggiungimento dei cinque “obiettivi principali” descritti dalla Commissione.
Il coinvolgimento attivo e partecipe delle parti sociali appare tuttavia come una precondizione imprescindibile del successo della nuova strategia comunitaria per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Ciò almeno per due motivi. Il primo riguarda il ruolo centrale che i sindacati e le organizzazioni datoriali possono ricoprire, per mezzo della contrattazione collettiva, quali autori della “regolamentazione intelligente” su cui la Commissione fa affidamento al fine di adeguare il quadro legislativo ai modelli di lavoro in evoluzione (orari, lavoratori distaccati, ecc.) e ai nuovi rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro. A questo proposito, in particolare, si ricorda il ruolo tradizionalmente riconosciuto dalle istituzioni comunitarie alle parti sociali quali fautori di anticipazione, preparazione e gestione del cambiamento per mezzo del dialogo sociale.
Il secondo ha a che vedere con la forza propulsiva che il consenso delle parti sociali può offrire, sul piano sociale e su quello politico, al fine di superare le attuali tendenze al rallentamento dell’integrazione, alla disillusione nei confronti del mercato unico e al nazionalismo economico, criticamente rilevate dalla stessa Commissione nella Comunicazione del 3 marzo 2010.
Ne consegue che una più convinta promozione del dialogo sociale, nella forma della contrattazione collettiva transnazionale, rappresenterebbe un fattore di riequilibrio fondamentale nella prospettiva di una strategia partecipata e condivisa di uscita dalla crisi e di rilancio dell’economia, resa efficiente dalla sinergia tra tutti gli attori coinvolti e rispettosa degli obiettivi di coesione che caratterizzano storicamente il modello sociale europeo.
Date queste premesse, l’obiettivo che ci si prefigge è quello di rafforzare le potenzialità del dialogo sociale nel quadro della nuova strategia europea di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, attraverso l’approfondimento della conoscenza delle prassi di relazioni industriali vigenti e lo scambio di informazioni e di proposte evolutive sul tema della contrattazione collettiva transnazionale, nella convinzione che – per le ragioni sopra ricordate – questa sia la forma di dialogo sociale più adatta al perseguimento degli obiettivi di Europa 2020.
Il metodo di lavoro associa fasi di ricerca teorica e analisi empiriche effettuate nella forma dello studio di caso. Le azioni programmate ai fini della realizzazione del progetto consistono in incontri seminariali e convegnistici di livello internazionale, ciascuno preceduto da un’adeguata fase preparatoria. A ognuno dei principali snodi tematici individuati dal gruppo di ricerca è dedicato un incontro seminariale o convegnistico aperto a un pubblico di studiosi di estrazione accademica e di operatori pratici (imprenditori, direttori del personale, sindacalisti), prevalentemente afferenti ai soggetti coinvolti nei casi di studio oggetto dell’analisi empirica, la cui testimonianza diretta può essere valutata alla luce degli inquadramenti concettuali proposti dai primi. Ciò costituisce la principale occasione di interscambio culturale e di circolazione delle informazioni. L’ubicazione degli incontri è distribuita tra i Paesi coinvolti nel progetto, al fine di rispettare la genuina dimensione transnazionale dello stesso.
Agli incontri aperti al pubblico si affiancano altrettante riunioni ristrette, ospitate dalle istituzioni partecipanti, finalizzate a costruire una base di conoscenza comune tra i componenti del gruppo, oltre che a valutare l’avanzamento del programma, individuare i necessari correttivi e pianificare le fasi ulteriori.
Alla conclusione del programma di lavoro è stato redatto un rapporto finale in lingua inglese (con un abstract in tutte le lingue dei Paesi coinvolti), a cui è stata data diffusione attraverso il sito web della Fondazione e i siti delle altre istituzioni partecipanti.

Project events

Convegni internazionali

  1. Europe 2020: Comparative Perspectives and Transnational Action, Fondazione Marco Biagi, Modena, Italia, 17-19 marzo 2011 (Programma)
  2. Transnational Industrial Relations: Theoretical Framework and Empirical Evidence, Università Jaume I, Castellòn de la Plana, Spagna, 7-8 luglio 2011 (Programma)
  3. From European Social Dialogue To Transnational Industrial Relations? A Case Study, Università di Tartu, Estonia, 24-25 ottobre 2011 (Programma)
  4. The Role of Industrial Relations in Europe 2020. From Local Concerns to Transnational Action. Closing Event, Institute for Social and Trade Union Research of Bulgaria, Sofia, Bulgaria, 24-25 novembre 2011(Programma)

Meeting del gruppo di ricerca

  1. National University of Ireland, Galway, Irlanda, 14 gennaio 2011
  2. Fondazione Marco Biagi, Modena, Italia, 19 marzo 2011
  3. Università Jaume I, Castellón de la Plana, Spagna, 7 luglio 2011
  4. Università di Tartu, Estonia, 25 ottobre 2011
  5. Institute for Social and Trade Union Research of Bulgaria, Sofia, Bulgaria, 25 novembre 2011
Conclusioni

Negli ultimi decenni la globalizzazione ha prodotto profondi cambiamenti in tutti i settori economici. La crisi mondiale ha evidenziato le carenze dei sistemi economici e di relazioni industriali basati negli Stati-Nazione, convincendo della urgente necessità di dare risposta alle nuove sfide.
Su queste basi, il progetto di ricerca ha osservato gli sviluppi prodottisi in cinque Paesi catalogabili in sistemi di relazioni industriali altamente diversificati, variabili da modelli altamente istituzionalizzati ad altri di carattere volontaristico, fino a quelli in cui il dialogo sociale rimane puramente simbolico.
I risultati della ricerca hanno confermato che i vari sistemi nazionali rispondono alla crisi in modo differenziato, sulla base delle rispettive tradizioni, e che quasi tutti dimostrano una sensibile resistenza al cambiamento, anche a causa delle difficoltà comunicative che spesso si osservano nel confronto tra le parti sociali a livello internazionale.
Gli attori sociali, in particolare nei Paesi di nuova accessione, hanno operato solidalmente per impedire possibili cambiamenti. La conseguenza di tali comportamenti è il loro debole coinvolgimento nei processi internazionali, e in particolare nel dialogo sociale. Due tendenze, apparentemente contraddittorie, sembrano essersi prodotte. Da un lato, quella verso il decentramento delle relazioni industriali nazionali; dall’altro, quella verso la centralizzazione a livello sovranazionale. Quest’ultima tendenza è osservabile specialmente nell’ambito delle imprese multinazionali.
Il maggiore obiettivo, e vantaggio, di un sistema di relazioni industriali centralizzato consiste nel risparmiare sui tempi e sui costi di transazione, al fine di incrementare l’efficienza. Un ulteriore vantaggio è quello di agevolare l’instaurazione di pratiche negoziali coordinate a livello transnazionale nell’ambito del gruppo. Tuttavia, le politiche negoziali devono essere bilanciate adeguatamente, per non incorrere nel rischio di indebolire la democrazia industriale escludendo i lavoratori dotati di inferiore potere negoziale dalle procedure di informazione e consultazione nei luoghi di lavoro.
In questo senso, una delle maggiori sfide che attendono le future relazioni industriali è la capacità di adottare strategie proattive di anticipazione del cambiamento. Gli accordi quadro transnazionali potrebbero rappresentare un utile strumento per l’instaurazione di un dialogo sociale inteso a facilitare l’introduzione di politiche uniformi, ad esempio nelle aree del “diversity management”, dello sviluppo professionale e della valutazione del rendimento dei lavoratori. Da questo punto di vista, è importante incoraggiare l’effettivo scambio di buone pratiche, al fine di diffondere tra gli operatori nazionali la consapevolezza dei benefici impliciti nel coordinamento transnazionale, e incoraggiarli a cooperare in questa direzione al fine di realizzare un maggiore e più profondo coordinamento tra i livelli nazionali e sovranazionali (in particolare quello europeo).
In proposito, il caso di UniCredit si colloca tra gli esempi virtuosi in cui una politica di dialogo transnazionale a livello d’impresa è stata condotta con successo, per mezzo del Comitato Aziendale Europeo, risultando in una efficiente circolazione delle informazioni, a tutti i livelli e in tutte le realtà del gruppo, e nella sottoscrizione di dichiarazioni congiunte, e interessando temi importanti e attuali come il “diversity management” e la formazione professionale.